Dormire, sognare forse


Anche Wayl Sodwind, l’autore del blog, è morto oggi per cause naturali a Cornish, nel New Hampshire. La notizia della morte è stata data dal figlio. Sodwind aveva novantuno anni e si era sempre distinto per la discrezione e il mistero che hanno avvolto la sua vita (negli ultimi cinquant’anni aveva rilasciato pochissime interviste: una nel 1953 ad una studentessa per la pagina scolastica Dormire, Sognare forse di Scalambro e un’altra nel 1974 al Mediatic Tiranny World Times; l’ultima sua pubblicazione, un racconto apparso sul Paperino, risale al 1965). Del resto proprio l’incipit de Un accordo meraviglioso ne è una testimonianza eloquente:

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schiva e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla Maria de Filippi, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto il mio gemello cattivo. Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.

Ultimamente Sodwind era di nuovo balzato agli onori delle cronache per via dell’annunciato seguito del suo romanzo “Non fiori ma opere di bene“, sequel a cui Scalambro si era opposto. Il suo ultimo lavoro musicale “Raccolta di cagate” sarà presentato postumo dall’attrice Laura Monferraccio, mentre la raccolta semicompleta delle sue opere è stata raccolta sul libro: “I miei primi quarant’anni di blog“. Il libro può essere acquistato commentando su questo post, i suoi nipoti vi risponderanno privatamente. Egli avrebbe detto:

A presto, e mi raccomando, fate sempre attenzione mentre attraversate la vita. Guardate prima a sinistra poi a destra.

O forse non lo avrebbe fatto, per timore che le sue parole venissero strumentalizzate, con l’arma più potente, più subdola, in mano ai perfidi dittatori di questa bolla policratica nello spazio degli eventi: la tirannia mediatica.

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Come ha confermato pocanzi il nostro inviato speciale in Francia, l’onorevole zio Piero, è arrivato anche da loro il papa insieme ai papaboys, alle papagirls e ai cavalieri dello zodiaco. Molti del mio gruppo di amici lo hanno seguito per salutarne la venuta. Io purtroppo sono dovuto rimanere a Tisinello Bosco di Gioia per presenziare a delle importanti conferenze sull’epilessia dei bradipi. Una mia cara amica, la bellissima Domiziana Corbelleschi che vive da due anni a Biordeaux, l’unica città con tutte le vocali, mi ha inviato una lettera commovente su un incontro del gruppo del Drago Rosso con il papa. Per chi non lo sapesse il Drago Rosso è il Dio di una religione meno conosciuta ma non molto differente dalla nostra. Il mondo secondo la loro dottrina è stato creato da un Drago Rosso bellissimo e grandissimo, onnipotente, onnipresente, e onniscente, ma per lo più invisibile sebbene vi siano notizie riguardanti alcune sue apparizioni, e personaggi che dalle sue uova amaranto sono stati concepiti nel passato. Riporto la lettera:

Caro Wayl, ti scrivo per parlarti del nostro incontro con il papa che è stato fantastico! Davvero! Tu dovevi esserci a tutti i costi, tutte noi ti abbiamo sempre pensato, e pregato al Drago Rosso che tu potevi arrivare da un momento all’altro dalle infinità del celo. Come tu sai bene il papa sta tutto quanto aprendo un dialogo con tutte le religioni non cristiane e musulmane e ci ha anche detto che si riconosce molto nella nostra dottrina di sudditanza in confronto a una entità che non ha più senso di babbo natale o della befana. Che poi ha fatto tutto uno spettacolo per noi, ci ha benedetti tutti con dell’acqua magica che spruzzava da un bastoncino bucherellato e ha fatto un sacco di gesti con le mani per mandarci un influsso positivo, poi dopo aver messo un mantello rosso e viola con dei ricami bellissimi tutti pensavamo che voleva volare via subito, invece prendendo una enorme bacchetta magica con un signore hippy con i capelli lunghi coricato sopra ha recitato alcuni riti magici della sua religione. Ci ha anche raccontato delle storie troppo belle del signore, ci ha detto che tanto tempo fa lui è sceso nella terra e ha fatto dei miracoli come per esempio far risuscitare delle persone morte, pure se nella loro morte c’è comunque un mondo bellissimo uguale alle pubblicità del mulino bianco, poi moltiplicava il pane e il pesce senza moltiplicare i prezzi, e ridare la vista ai cechi e la gambe ai focomelici. E nessuno gli credeva lo stesso, uno dei suoi migliori amici gli ha messo le dite nelle costole per vedere se era vero, mischino!! Noi gli abbiamo detto che il nostro Drago Rosso non ha tutti questi poteri, ma allora gli abbiamo detto se voleva pregare lo stesso insieme a noi le nostre preghiere, che è stato sicuramente il momento più fantastico del nostro incontro. Caro Wayl speriamo di vederti presto, che il Drago Rosso sia con te e l’Araba Felice sollazzi i tuoi momenti di relax. Alè.

Viva il drago rosso, sempre e dovunque
Dai più fetidi e melmosi abissi fino alle vette più maestose
Sia venerato il tuo nome e il mistero della tua scomparsa
Il tuo caldo alito pettini i nostri pochi capelli
Così come il tuo istinto primordiale comanda
Dacci oggi qualcosa a cui pensare
E nel timore rendici quello che credi ci possa spettare
Cingi e proteggi il nostro piatto nello spazio
Lasciaci vivere la nostra vita senza interferire
Non ti burlar di noi ma guarda il mare
Alè

Salute a te o Araba Felice, piena di forza e di prosperità
Il Drago Rosso rimanga al tuo fianco
Sei la più veloce tra i predatori celesti
E il tuo seme fecondo e attonito piovigginando cade
Invisibile e felice, figlia e madre del Drago Rosso
Prega per noi pescatori
Qui e nel posto in cui la nostra pelle suonerà la tua ascesa
Alè

Ho pregato il Dio Vermiglio insieme a voi fratelli e approfitto di questo blog benedetto per salutare tutti i miei amici del Drago Rosso di Bordeaux. Evviva le nostre religioni, e tutti i personaggi fantastici che le popolano!

Non sono uno scalatore professionista, di quelli che si arrampicano sulle vette più maestose sempre con l’attrezzatura giusta e con il rampino all’ultima moda. Mi arrampico così come sono a cappello, non a gonna o a tacco. Ma ho sempre avuto un rapporto stupendo con tutte le montagne che hanno deciso di ospitare il mio animo eremitico, io adoro la montagna, almeno da quando avevo 11 anni.

Nel febbraio del 2007 ho visto per la prima volta nella zona di Castiglione Sempione Melchiorre una parete che mi ha colpito subito: tutta piena di punte, con delle guglie demoniache e degli anfratti languidi che talvolta si affacciano sul nulla, altre volte sembra invece che stiano per dire qualcosa sfruttando il vento che spira tra i radi cespugli che vi si inerpicano. La parete è completamente verticale e gli appigli fino ad una certa altezza non mancano; una modesta cascata ne incornicia un lato e sebbene la sommità sembri malsicura la base da l’idea di una fortezza solida e robusta. Le piccole gole sinuose che si scorgono dal punto di salita sembrano nascondere dei giacigli comodi e accoglienti che nonostante la percettibile umidità manifestano il desiderio di vegliare sul tuo riposo di fine arrampicata.

Durante la salita raramente si perde la presa, anche perchè ci si deve stringere, se si cade da una roccia come questa si cade di testa e comunque su delle punte acuminate che non hanno mai fatto la pace con le ossa del tuo cranio. Quando ho visto la roccia per la prima volta ho provato la presa, con tutte e due le mani, e subito mi ci sono seduto sotto affascinato. Mi sono prima adagiato su un fianco, poi appoggiandomi di spalle, senza nemmeno guardarla tentavo di immaginare come sarebbe stato scalarla, e il naufragar m’era dolce in questo oceano verticale.

Da qualche tempo sono riuscito ad avere più possibilità per provare l’impresa, il tempo è migliorato, il vento non è stato mai eccessivamente forte, e le occasioni per fare una scampagnata da solo e andare a visitare il posto non sono mancate. Ma non c’è niente da fare, sembra che a metà scalata la roccia si rifiuti di lasciarmi proseguire, sembra che spinga addirittura per farmi sbalzare nel vuoto. Qualche settimana fa ho deciso il tutto per tutto e ho cercato di scalare la montagna fino alla sua cima. Niente da fare! Arrivato a un terzo della scalata non sapevo più dove aggrapparmi e la roccia rendeva lisci e inafferrabili tutti i piccoli appigli che rimanevano.

Alcuni comprendono le mie irrazionali pulsioni e la mia insistenza, i più mi dicono che è stupido accanirsi in un’impresa impossibile e che poi risulterà vana perchè una roccia come quella dall’alto non ha niente da mostrare. C’è anche chi dopo aver visto il paesaggio mi ha detto che ero un idiota a volermi arrampicare sul Pizzo del Diavolo quando avevo le Torri di Roda a portata di mano e così ho deciso di non passare un altra notte a valle e ho scalato il massiccio più prossimo. Il suo aspetto è peraltro imponente, la giogaia è più alta, meno pericolosa e apparentemente perfetta per quanto riguarda i miei gusti di scalatore.

E’ stato facile conquistare la vetta sebbene abbia dovuto fermarmi in continuazione non conoscendo per niente la parete. Arrivato in cima è stato bellissimo, un panorama da favola, ho pensato più volte che era da stupidi non rendersi conto della possibilità di affrontare una salita così fantastica. Ma anche dall’alto mi giravo in continuazione là dove la parete che volevo fare mia nascondeva un pezzo di orizzonte che io ancora non sono riuscito a vedere, e allora mi viene voglia di scendere, e questo non lo sopporto.

Ecco il prologo di una stupenda opera dei primi anni ’90. Esilarante commedia dei due eroi che tentano di imbrigliare la loro vita in un pazzo continuum spaziotemporale. Come si suol dire, avventure mozzafiato, scene dalla tensione palpabile in un fumetto unico e irripetibile redatto grazie anche alla collaborazione di eroi della nostra epoca del calibro di Giannuo Hara, Tore The Doctor, e tanti altri.

Vediamo qui a fianco un’altra perla rara del nostro repertorio cartaceo nel quale si notta lo stacco da un primo tratto ancora grezzo e insicuro a quello esperto delle avventure successive. Le pagine si fanno più dense quando arriviamo ad avventure emozionanti come “Avventura nell’west”, in compagnia di grandiosi personaggi ormai relegati alla soffitta ponte vagone letto di Carneade. I personaggi come L’uomo che non perdona mai, che hanno fatto storia e geografia di due infanzie provate dai soprusi dei marocchini che vendono biancheria. Altre bellissime opere appariranno in queste stesse pagine come le bellissime pagine di “Ken-Dario il guerriero” e il nuovissimo e divertentissimo “Narciso Fior di Pesco”, ideazione dei due celebri fumettisti Enden Wickers e Pistocchio Sensei.

Incidente Wayl e Carrebat

Sono passati decenni dal giorno in cui ci conoscemmo con Carrebat durante il famoso incidente sulla statale 143 al bivio per Castelnuovo Villafranca e ancora oggi le sue giunture ricordano bene quel momento e i capelli bianchi di Gianni stanno a testimoniare tutto l’orrore che quella efferata scena incusse negli allarmati astanti. Nonostante questo, a distanza chilometrica di anni, veniamo plagiati dagli eventi e dalle vicissitudini. Così come ci accadde, anche altri nostri conterranei, i famelici Brugnago Lambergatesi, sempre nell’anno del pelo e con una risoluzione ampiamente sotto al megapixel, documentavano un particolare momento di gioia frammisto a dolore causato dalle tipiche fratture composte che noi giovani d’altri tempi amavamo procurarci.

Incidente Condor

Mando ai miei sciagurati amici un caloroso Ciao! e un Califfone in omaggio.

Lucchetto

Nuovo post, diario aperto per futura memoria, per ricordarmi che è passata un’altra di quelle congiunzioni astrali che attraversano le nostre esistenze come un treno appena partito, e che hai tardato a prendere per una manciata di secondi, o perchè come succede la maggior parte delle volte, non avevi capito che quello era un treno.

Ancora una volta, ma stavolta nel tempo di una nutazione non di un’eclissi, mi trovai per un incrocio a raso dove convergevano strade che avevo percorso, (altro…)

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