Lucchetto

Nuovo post, diario aperto per futura memoria, per ricordarmi che è passata un’altra di quelle congiunzioni astrali che attraversano le nostre esistenze come un treno appena partito, e che hai tardato a prendere per una manciata di secondi, o perchè come succede la maggior parte delle volte, non avevi capito che quello era un treno.

Ancora una volta, ma stavolta nel tempo di una nutazione non di un’eclissi, mi trovai per un incrocio a raso dove convergevano strade che avevo percorso, persone che hanno contribuito a creare un mostro, e vicende che ben poco hanno di casuale. Ci sono stati tanti piccoli segni, che come bollicine prima dell’esplosione hanno impalcato l’infrastruttura degli eventi con maestria, finchè mi sono deciso a raccogliere questi pensieri, in questo esatto istante dopo la fine di una lunghissima telefonata con la mia amica homicida conosciuta quasi dieci anni fa, quando io avevo 17 anni, lei ne aveva 14. Usava in quell’era internet da riga di comando, loro erano i popoli civilizzati d’oltre oceano. Non è mai stato un legame scontato, piuttosto uno scambio di selezionate riflessioni, e non solo epistolari perchè a noi la telecom faceva un trattamento di favore. Il caro amico delta lo sa, molti hanno convolato grazie ai nostri servigi, lui ha dovuto rischiare il culo per questo, e salvarlo a me, forse più di una volta. Lo sa l’amico psycho che durante un tragitto in pulman sotto una lista di titoli, cercava di decifrare da una rivista gli arcani significati di parole ancora troppo nuove e che mi aiutava a tradurre lingue all’epoca ancora troppo prolisse. Ora è nuovamente scomparso, lui è una specie di enorme salamandra fantasma, con il suo mantello magico in jeans, attaccato al capezzolo con un lucchetto senza chiave, che solo noi lo si poteva aprire. Si è fatto vivo solo in un momento, quel momento, quello giusto, aprendo le danze con la frase: “Questa è l’evocazione, questo è un disegno divino” e nonostante le mie scherzose risposte mi ha illuminato non solo con la sua presenza ma con una serie di vicende che colmavano un vuoto temporale immenso e che riguardavano un privato che è davvero quella parte di te che hai paura di mostrare, come negli incubi dove vai in giro nudo, e che farebbero venire i capelli bianchi a rambo. Racconti e profezie in cui ha rispecchiato le mie storie e risposte, tutte nascoste sotto uno strato di cenere, perchè la cenere non copre per sempre e perchè un patto di sangue non si scioglie mai, grazie al guscio del “aoh’ ma ‘ste cose a te le posso dire, perchè se le raccontiamo in giro…!”.

Quando mizar è spuntato fuori come una bolla di sapone di più di un quintale, si sentiva che qualcosa stava per succedere e ancora non è finita, ci sono cose che le senti, sono lì dietro l’angolo. Queste strade si sono reincontrate, lo rifaranno, e forse sarò pronto a saltarci sopra con lo spirito di un pinco andato contro tutti per raggiungere un obbiettivo, come uno sconosciuto che in poche ore ha magicamente condiviso con te quello che vuoi che sia il tuo destino, con il coraggio di una madre che ha deciso di costruire la sua famiglia ribellandosi ai canoni e alle incomprensibili e disumane routine che la nostra società ha stabilito di imporci tirannicamente fino alla morte, con la tristezza negli occhi di un amico condannato, e con una solerzia spassionata, metodica e implacabile, come il soffio del guerriero del vento. Magari facendo accompagnare me e il mio gemello cattivo dalle persone giuste, non da quelli che ti rinnegano per indole, che ti guardano torvo perchè parli con un protocollo differente, e che ti beffeggiano e poi ritrattano con smorfie divertite, ma i signori e le signore che ti capiscono perchè ti ascoltano, che parlano solo perchè ti completano, che hanno gli occhi lucidi perchè vedono cosa hai dentro mentre gli apri il cuore, quelle con cui ti scorni perchè ci tieni a non perderle, quelle che ci sono sempre e per cui non sei mai stato una seconda scelta, quelle che quando ti saluti non è mai un addio anche quando è l’ultima volta che le vedi.

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