…e quando cammino penso, penso, e se penso mi rendo conto della mia misera condizione di essere umano e mi viene da piangere.

La nostra immensa filmografia non conosce limiti di tempo e di genere. Gli anni ’80 erano appena finiti quando negli sterrati dove ben presto avrebbero costruito le più immense circonvallazioni della Costa Smeralda il dinamico duo composto dai soliti Axel Andreares e Steve Carrebat, girò senza patente le prime riprese di Super Carriola, uno dei loro nuovi sceneggiati di fantascemenza, e durante la notte il prologo di un altro loro famoso sequel, in cui Axel ritrovando la tomba di Ken sancisce la sua meritevole successione alla divina scuola di Holbiuto e l’inizio della nuova stagione di Axel il guerriero.

Super Carriola, una macchina che non fa due metri senza che le candele esplodano, o i pistoni si inceppino era il mezzo utilizzato dai due indomabili detective per la risoluzione dei casi più complessi. Ricordo che erano infallibili: il morto ci scappava sempre, a causa di una gomma forata o dello sbrodamento della benzina arrivavano infatti sempre in ritardo e l’omicida veniva sempre travolto da Super Carriola, la maggior parte delle volte per sbaglio dal momento che non si riusciva mai a frenare in tempo, sai, con tutti quei pulsanti elettronici.

Ecco come nacque Axel il guerriero. Un combattente dal cuore nobile e dall’atteggiamento losco. Con le cuffie sempre alle orecchie e il suo giumbotto in pelle, spietato con i deboli e feroce con gli oppressi. Amico dei potenti e mandrillo con le donne. Insomma un eroe dei nostri tempi, un politico. Pessima qualità, montaggi analogici su ripresa a video, ma tanto amore per i nostri ormai lontani anni ’80 e un sacco di nostalgia.

Circola missiva che non tenta solo di rendere giustizia a tutta una generazione ma di provare il fatto che ha scelto l’epoca in cui nascere. Un’epoca dove abbiamo potuto godere dell’evoluzione più spasmodica della società e della tecnologia umana, e che ci permetterà di vivere la sua fine in prima fila. Che ci consente per la prima volta dai tempi del protozoico di avere informazioni su tutto, di poter comunicare in maniera globale, e di poter godere di tutte le assurdità e dei piaceri di una società di stranissimi animali con capacità peculiari che vivono un nodo cruciale, una infinitesima finestrella, della loro palesemente fittizia esistenza.

Il Commodoro

Parla di una generazione: quella di noi nati nell’anno 197x, che non abbiamo fatto la Guerra, non abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, non abbiamo votato il referendum per l’aborto e la cui memoria storica comincia coi Mondiali di Italia ’90, e che si è sentita tradita da un 2001 senza navicelle spaziali.

Quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Che per non aver vissuto direttamente il ’68 si sente dire che non ha ideali. Quelli che hanno creduto in Babbo Natale, che hanno giocato con le biglie, la corda, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver attaccato i videogiochi a un televisore, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati diventare a colori e i frutta e verdura diventare ipermercati. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati: siamo stati gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2 che ci ha travolto.

Una generazione X cresciuta sui Sentieri, con i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (provate a rivederli oggi… pessimi!). Abbiamo conosciuto Goldrake di persona, abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo immedesimati nei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con le cicale di Heather Parisi, puffato con Cristina D’Avena, corso con Holly e Benji per campi chilometrici e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, del Drive In, di super Vicky, Manimal e Ralph super maxi eroe e degli insuperabili Bud Spencer e Terence Hill. Siamo stati gli ultimi ad utilizzare i gettoni del telefono, i mangiadischi e i mangianastri sui quali ascoltavamo a ripetizione personaggi del calibro degli Spandau e degli Europe.

Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. E quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Invece abbiamo convissuto col terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie, siamo stati vittime di Cernobyl e della guerra del Golfo, in Iraq, Afghanistan…, e abbiamo creduto agli Americani finchè non si sono buttati giù le torri.

Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, e abbiamo vissuto la nascita di Internet. Bevevamo il Billy e mangiavamo il blob, il toblerone, e le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione in cui era possibile usare sostanze tossiche come Crystal Ball, e comprare gli occhiali ai raggi x dal Topolino. I bambini delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, della casa di Barbie di cartone ma con l’ascensore.

Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco nè protezioni per le ginocchia o i gomiti perennemente sbucciati. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.

Non c’erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, disegni animati e tanto meno le rotelle! Mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine.

Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, computer a 2GHz, ma riuscivamo a divertirci; si intortavano le ragazze col gioco della bottiglia o quello della verità, e sempre di persona, non in una chat o in un sms dicendo 🙂 😀 :P. Abbiamo vissuto un epoca di cambiamento cruciale e ne siamo usciti parzialmente indenni. Perciò, complimenti a tutti quanti.