Aquilone di mio Cuggino

Quaranta anni fa hanno costruito il primo aquilone. Raramente un aquilone spicca il volo da solo, lo si deve lanciare con una forza che dipende da numerosi fattori. E quaranta son tanti. Inoltre bisogna saper soffiare davvero forte. Bisogna che girino le pale come dicevano i fratelli Wright. Il campo di volo deve essere privo di ostacoli, in particolare dal lato della provenienza del vento. Gli ostacoli ti creano turbolenze e raffiche, ti impediscono di vivere una vita normale… in un parco alberato non riuscirai a far volare un aquilone senza dover istigare a delinquere corposi comitati organizzatori. Bisogna essere misurati negli spostamenti delle mani e delle forze in giuoco per comandare l’aquilone. Il primo modello tendeva verso destra, ma raffinamenti successivi nel cordaggio e nell’abilità dei guidatori hanno assestato la sua posizione sul centro destra. Se ultimamente pende verso centro sinistra è perchè le forze applicate sulla destra sono mal distribuite.

A una velocità di quaranta miglia all’ora a una quota di una quarantina di metri, lo spettacolo è assicurato. Il gioco di squadra ci ha permesso di tirare su tutti assieme questo fantastico esemplare di land cruiser a 12 anelli, 22 cavi, 6 scocche.

Queste velocità consentono di volare a 20 km di quota, come faceva l’aereo da ricognizione U-2, e atterrare (anche senza variare l’angolo di attacco) a 150 miglia all’ora. Tuttavia, per generare la portanza necessaria a sostenere il velivolo nell’aria rarefatta a quella quota, le ali dovrebbero essere molto più grandi, come nell’aquilone che vola tanto in alto e viene sempre afferrato da chi sta tanto in basso, come il cacciatore, così il nostro protagonista realizza la sua esistenza solo quando trova la forza e il coraggio di calarsi umilmente fino ai livelli più bassi dell’esistenza alla ricerca del significato dell’esistenza umana su questo pianeta visto dall’alto.

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