Folla Opalescente

Un computer cicalò allarmato durante un thread ricorsivo, quando si accorse che un compartimento stagno era stato aperto e poi richiuso violando la privacy senza nessuna ragione evidente. In effetti la Ragione non c’era, perché era andata un attimo a farsi un bagno. Così, un nuovo irragionevole buco era appena apparso nella galassia delle relazioni sociali. Apparve solo per un nientesimo di secondo, il suo diametro era di un nientesimo di centimetro, e fra la sua apparizione e la sua scomparsa passarono milioni di anni luce. Poco prima che si richiudesse durante un 26 dicembre qualunque, uscirono da esso un mucchio di capelli di carta e di lattine di birra piene di palloncini, di quelli che la donna di cioccolato usa durante le feste dove i pacchi dei regali si danno vuoti. Volarono via anche quarantatremilaseicento uova fritte circa, 2 di meno, 2 di più, tutte con il nome della gallina cifrato su codice a barre, che si materializzarono sul pianeta Amarcrord, nel sistema di Roprampebdupsela.

Morigerati intenti dominarono e vituperarono instancabilmente forgiando aree residenziali mastodontiche e trattennero tremori e risate esprimendosi con opalescente nitidezza. Mesti allora riconsegnarono tutto alle fameliche odalische, despotiche dominatrici in silenzio.

Il nientesimo di secondo che occorse al buco per aprirsi e chiudersi si ripercosse avanti e indietro nel tempo nel più improbabile dei modi. Da qualche parte, nel passato profondo remoto, traumatizzò un gruppetto di atomi che vagavano a casaccio nella vuota sterilità dello spazio, e li indusse a stringersi insieme secondo il più straordinariamente improbabile degli schemi. Questi schemi impararono ben presto a riprodurre se stessi (il che faceva parte dell’estrema inverosimiglianza degli schemi stessi) e si misero a provocare gravi guai su tutti i pianeti che toccavano. Fu così che cominciò la vita nell’Universo.

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