Thule Island

Si può fare poco ormai per evitare la fine del mondo. Io mi ero imbarcato insieme ad una folla immensa di amici e personaggi dello spettacolo sulla Saint Mary, salpata durante una caldissima giornata di aprile prima dei grandi bombardamenti. Ricordo che l’atmosfera era davvero inconsueta e nonostante quello che stava per accadere vigeva una calma serafica, che probabilmente celava una tensione a cui ormai ci si era anestetizzati. Anche la luce del sole era particolare, nessuno immagino avesse mai visto qualcosa di simile, indipendentemente dalla latitudine a cui aveva vissuto.

A poche decine di miglia dall’isola di Thule stava per scatenarsi il finimondo, la nostra nave era ferma, sembrava aspettare trattenendo il respiro e abbandonandosi al crepitio delle onde che si riflettevano sulla chiglia. Guardavamo tutti nella stessa direzione, ma molti di noi chiusero gli occhi appena un fischio assordante che durò pochi millesimi di secondo fece sobbalzare gli abitanti di quella città sull’oceano. Il sole spariva dietro la colonna d’acqua più alta che potessimo riuscire a immaginare, la nave nonostante la sua dimensione riuscì a sollevare la punta tanto da farci temere che si sarebbe capovolta, ma riuscimmo, aggrappandoci a qualsiasi cosa, a tenerci in piedi. Lo scenario dopo l’esplosione era impressionante. Il mare era nero, e dentro il nero sembrava ci fossero delle buche che il mare stesso faceva fatica a colmare. Sapevamo che delle nostre case non sarebbe rimasta pietra su pietra. La fine del mondo aveva reso gli uomini finalmente tutti uguali tra loro.

Beppe Grillo con cui siamo molto amici da quando rimase colpito per un mio intervento durante uno spettacolo che tenne all’interno del cinema di un traghetto della moby lines, mi aveva chiesto da tempo di badare alla figlia. Quella bionda con i capelli a caschetto lunghi sulle spalle. Lui non lo sapeva, ma noi ci frequentavamo già da tempo, avevamo già stabilito quale sarebbe stata la nostra meta dopo la fine della guerra atomica. Ultimamente eravamo riusciti a prepararci anche grazie al suo aiuto. Ci rimaneva solo il tempo per tornare velocemente a prendere gli ultimi bagagli nella grande casa, ormai completamente disabitata, trascurata e con i segni di un abbandono repentino e frettoloso. Lui tiene molto a quella figlia in particolare, si vede come mi guarda, nonostante la fiducia che ripone in me. Quello sguardo pieno di malinconia. Sembra quasi che sappia che la guerra atomica ci dividerà tutti per sempre. Però nessuno di noi ha intenzione di lasciarsi andare, il futuro non esiste, ma il presente ci attanaglia in una morsa di avvenimenti che non ci lasciano il tempo per disperare. Saremo tutti divisi, si.. ma a coppie.

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